I 50 anni dello scudetto / L’ex centrocampista ha commentato in esclusiva ai microfoni di Toro.it l’avvicinarsi del cinquantesimo anniversario dell’ultimo scudetto
In vista del cinquantesimo anniversario dalla conquista dell’ultimo scudetto del Torino, l’ex centrocampista granata Eraldo Pecci ha parlato in esclusiva ai microfoni di Toro.it, tornando sui momenti più significativi di quella storica stagione. Nel corso dell’intervista, Pecci ha ripercorso i successi di quel Torino, raccontando anche aneddoti e retroscena legati allo spogliatoio, al gruppo squadra e all’atmosfera unica che accompagnò una formazione rimasta nella storia del calcio italiano.
L’intervista completa
Qual è il ricordo che conservi di quel giorno?
“Probabilmente io per i 100 anni non vengo, ve lo dico subito (ride ndr). Il flash che ho è un popolo che dopo tanti anni da Superga riusciva a mettere la testa fuori e a vincere un campionato. Io ricordo che piangevano tutti allo stadio, è un ricordo molto bello che volevo condividere con tutti i tifosi del Toro, specialmente con quelli che non ci sono più”.
Quando è stato il momento in cui hai pensato che avreste vinto lo scudetto?
“Io sono sempre stato ottimista, quando abbiamo vinto in casa contro l’Inter ho pensato che avremmo vinto lo scudetto. Quando sei una squadra determinata forte e prendi qualcosa per una manica non lo molli”.
In che percentuale quello scudetto è di Radice?
“Gigi Radice è l’allenatore che ha portato l’Olanda in Italia. Io credo che gli allenatori che cambiano il calcio in un secolo sono 3/4, lui è uno di questi. Ci sono voluti i gol di Pulici e Graziani, i cross di Sala, però Radice aveva una visione”.
Hai mai avuto paura di perdere lo scudetto contro il Cesena?
“No, io non ho mai avuto paura perché le partite finiscono al 90esimo. Noi eravamo una squadra che poteva vincere la partita in qualsiasi momento. Noi avevamo dei dieci minuti, dei quarti d’ora in cui gli avversari facevano molta fatica a contenerci”.
L’intervista di Eraldo Pecci: